Questi, altri sistemi di produzione di energia
Fotovoltaico
Per tutto ciò che riguarda il Fotovoltaico, rimando alla pagina dedicata a ciò nel mio sito. Possiamo solo aggiungere qui che il Fotovoltaico rappresenta il maggiore investimento privato in energie alternative e rinnovabili degli ultimi anni.

Dalla mappa di iraggiamento vediamo in quali zone è più o meno conveniente installare iimpianti Fotovoltaici. La mappa va letta in questo modo: i valori delle zone colorate rappresentano i Kilowatt prodotti mediamente in un anno da ogni Kilowatt/Picco (capacità di produzione massima) installato. Per sapere quanto produce mediamente il vostro impianto ogni anno, moltiplicate la potenza installata per il numero corrispondente alla zona dove vi trovate. Esempio: se avete un impianto installato da 3 KwP, e vi trovate a Roma (1.300 Kwh/KwP annui) produrrete all'incirca 3 x 1.300 = 3.900 Kwh/h ogni anno.
Siti e riferimenti:
Micro e Mini Eolico
Per Mini e Micro Eolico, si intendono tutti quegli impianti alimentati dalla energia eolica (vento) che tramutano detta energia in energia elettrica.
Normalmente un impianto eolico si suddivide in due categorie: orizzontale e verticale.
Il sistema di produzione orizzontale è di solito rappresentato da pale (eliche) eoliche dello stesso tipo di quelle che si incontrano nei siti di produzione ENEL o ENEA, in molte parti di Italia, solo più piccole.

Tali sistemi sono ormai considerati poco efficienti e hanno alcuni limiti, tra cui i principali sono: range limitato di velocità del vento in cui sono efficienti (troppo poco non partono, troppo rischiano rotture e danni), direzionalità (il sistema adopera energia per posizionare le pale controvento), pericolosità per volatili e aeromobili.
Negli ultimi anni si sono invece sviluppati sistemi verticali che superano questi limiti. Sono più efficienti, partono e producono con una minima brezza e non risentono della direzione del vento.

I sistemi eolici devono essere installati in aree a buona ventosità. Forniscono energia pulita durante le giornate e la notte, quindi in presenza di vento funzionano sempre. Possono essere installati da soli o in combinazione con sistemi fotovoltaici.

Dalla mappa vediamo in quali zone d'Italia è più vantaggioso installare impianti eolici. Il massimo si ottiene in Sardegna sud-occidentale, il minimo in Pianura Padana.
Geotermia
Tra le energie rinnovabili, oltre alle biomasse, al solare, all’idroelettrico, all’energia dal vento (e ad altri processi da valutare con attenzione -perché son sorte delle perplessità-, come i biocarburanti, lo smaltimento di reflui organici animali e rifiuti umidi in gestione anaerobica -che formano il biogas-, oppure in certi contesti marini l’uso dell’energia maremotrice…), in tutto questo assume un particolare rilievo e, possiamo dire, è un po’ una novità e desta grandissimo interesse la GEOTERMIA. Perché nel breve volgere di pochi anni (mesi?) si è passati da un guardare all’energia geotermica solo per “grandi impianti”, a una “geotermia diffusa”, utilizzabile e applicabile in tutte le nuove abitazione che si costruiscono, ma anche (e qui sta la scommessa del prossimo futuro) adattabile con costi ridotti e facilmente ammortizzabili in breve tempo, alle abitazioni che già ci sono (anche grazie agli incentivi fiscali sulle ristrutturazioni).
 
La temperatura del suolo terrestre aumenta man mano che si scende di 3 gradi ogni 100 metri. Una volta (5, 10 anni fa…) si pensava alla geotermia come sfruttamento, in certe particolari aree particolarmente predisposte, di sorgenti d’acqua calda, convogliandone i vapori verso apposite turbine adibite alla produzione di energia elettrica (con possibilità di utilizzazione del vapore e del suo calore per il riscaldamento, per le coltivazioni in serra e per le stazioni termali). Tant’è che la geotermia si è diffusa di più nei paesi nordici, ricchi di queste fonti sotterranee, com’è il caso dell’Islanda, dove la geotermia ha raggiunto un grande sviluppo e garantisce quasi l’indipendenza energetica.
Ma ora il concetto di utilizzo della Geotermia come energia rinnovabile sta radicalmente cambiando. Non è più una questione di grandi impianti, e di fonti d’acqua e vapori termali del sottosuolo dove vi sono. Non è solo questo. La geotermia sta diventando l’opportunità di utilizzo della temperatura terrestre sottostante alle nostre case, per “collegarla” (attraverso apposite sonde) all’abitazione, per temperature costanti in inverno (calore) e d’estate (frescura). E senza emissione di Co2 nell’atmosfera (cioè a inquinamento zero). Si tratta di una forma di calore generata attraverso le caratteristiche geologiche della terra, derivanti dai processi di decadimento nucleare degli strati più profondi del pianeta; che fanno sì che il sottosuolo sia un enorme serbatoio termico, collegabile alle nostre abitazioni attraverso apposite sonde da installare. E le sonde (sono dei tubi a diametro di pochi centimetri) possono essere di due tipi: per chi ha spazio adiacente alla propria abitazione (un giardino, un terreno, di una dimensione almeno il doppio della superficie interna) le sonde possono scendere a “recuperare” il calore terrestre di pochissimo (uno, due metri…), con costi, si capisce, assai ridotti (si parla in questo caso di sonde a campo orizzontale). Per chi non possiede questa opportunità di spazio esterno, può optare per una sonda verticale, dove naturalemente ci vogliono ditte specializzate che perforano facendo scendere le sonde fino anche a raggiungere 150 metri; e, in questo caso serve studiare la conformazione del terreno e la potenzialità del sottosuolo ad essere serbatoio geotermico (in Veneto il territorio si adatta a questa geotermia diffusa per poco meno della metà della superficie; in altre regioni, come la Toscana, si arriva al 60%…). E la cosa ancora più interessante dell’applicazione della Geotermia nel riscaldamento o raffreddamento delle abitazioni, è che ci si inserisce in un principio virtuoso: perché funzioni veramente la premessa a questa energia rinnovabile è l’applicazione in ogni casa di sistemi architettonici efficienti nel risparmio energetico, cioè che non ci sia irrazionale dispersione energetica verso l’esterno con finestre, porte, pareti costruite o usate male, dove “si butta via” prezioso calore (o rinfrescante d’estate) verso l’esterno. Pertano con l’utilizzo delle più moderne tecnologie di antidispersione e risparmio energetico. Insomma per applicare la geotermia nelle abitazioni, ci vuole che come presupposto si organizzi la stessa abitazione in modo eco-compatibile, senza inutili, dannosi (per l’ambiente) e costosi sprechi. Interessante viene poi ad essere la parametrazione dei costi rispetto ai tradizionali modi di riscaldamento-raffreddamento della nostre case. Se infatti dobbiamo sottolineare che, oltre al calore d’inverno e al “fresco” d’estate, la geotermia permette di avere acqua calda in tutta la casa senza emettere nell’atmosfera anidride carbonica, né ossidi di azoto né polveri sottili (quei costi indiretti, ambientali, della salute delle persone, che purtroppo non si considerano mai…), è pure interessante far notare che il costo impiantistico della geotermia è alquanto ridotto: oltre alla sonda (in caso di discesa virtuale), che ultimamente i costi si stanno abbassando a meno di diecimila euro per un utilizzo perpetuo, l’altro elemento da installare è la pompa di calore geotermica che costa, rispetto ad una normale caldaia, circa il doppio ma il risparmio annuo che si può ottenere arriva anche fino al 60% (con un acquisto ammortizzabile in 5-6 anni). E con lo sfruttamento interno all’abitazione di quel calore (o raffreddamento) attraverso pannelli radianti a pavimento o a parete (nelle pareti libere da mobili) e con ventilconvertitori (una pompa di calore può durare tra i 15 e i 20 anni, ma rispetto a una caldaia ha manutenzione ridotta). Insomma la scommessa dell’applicazione delle geotermia nelle abitazioni è il suo passaggio da un uso prevalente per le nuove abitazioni (che pensiamo però si costruiranno sempre meno) all’introduzione nella case in ristrutturazione o in chi intende apportare migliorie alla propria abitazione (anche se non in necessità di ristrutturazione). E qui si apre pure il capitolo degli edifici pubblici (scuole, uffici, municipi…): la legge sulle agevolazioni (del 55%) per le ristrutturazioni ad uso ecocompatibili non prevede il beneficio per il Comuni, e noi non capiamo il perché di questo…


Solare Termico
Rimandiamo per le definizioni di questa tecnologia alla descrizione di Wikipedia.
Un pannello solare termico (o collettore solare) è composto da un radiatore in grado di assorbire il calore dei raggi solari e trasferirlo al serbatoio di acqua. La circolazione dell'acqua dal serbatoio al rubinetto domestico è realizzata mediante circolazione naturale o forzata, in quest'ultimo caso il pannello solare integra una pompa idraulica con alimentazione elettrica. In Italia godiamo di un'insolazione media di 1500 kWh/m2 ogni anno. Anche ipotizzando un rendimento medio dei pannelli solari termici, 160.000 mq di pannelli solari installati in una qualsiasi regione italiana farebbero risparmiare in bolletta circa 8 milioni di metri cubi di metano altrimenti utilizzati per alimentare le caldaia a gas o circa 80 Gwh di energia elettrica degli scaldabagno elettrici.
Biomasse
Anche qui rimandiamo velocemente alle definizioni di Wikipedia.
Per biomasse si intende un insieme di materiali d'origine vegetale, scarti da attività agricole, allevamento o industria del legno riutilizzati in apposite centrali termiche per produrre energia elettrica. Proviamo a stilare una lista delle principali materie prime energetiche da biomasse:
- legname da ardere
- residui agricoli e forestali
- scarti dell'industria agroalimentare
- reflui degli allevamenti
- rifiuti urbani
- specie vegetali coltivate per lo scopo
Trarre energia dalle biomasse consente d'eliminare gli scarti prodotti dalle attività agroforestali e contemporaneamente produrre energia elettrica, riducendo la dipendenza dalle fonti di natura fossile come il petrolio.
Micro-idroelettrico
Una nuova frontiera di autoproduzione energetica è rappresentata dalla possibilità, per chi può accedere ad un corso d'acqua nelle vicinanze di casa, di installare un impianto idroelettrico (v. Wikipedia).
Energia idroelettrica è un termine usato per definire l'energia elettrica ottenibile a partire da una caduta d'acqua, convertendo con apposito macchinario l'energia meccanica contenuta nella portata d'acqua trattata. Gli impianti idraulici, quindi, sfruttano l'energia potenziale meccanica contenuta in una portata di acqua che si trova disponibile ad una certa quota rispetto al livello cui sono posizionate le turbine. Pertanto la potenza di un impianto idraulico dipende da due termini: il salto (dislivello esistente fra la quota a cui è disponibile la risorsa idrica svasata e il livello a cui la stessa viene restituita dopo il passaggio attraverso la turbina) e la portata (la massa d'acqua che fluisce attraverso la macchina espressa per unità di tempo).
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